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Testimonianze di un'esperienza
A Marina Rizzo
Salvatrice Giovanna Di Giovanni Enea
Palermo, 16 aprile 2008
Fu un pomeriggio di primavera
per me incolore
fra i tanti che passavano
tra l’amarezza della malattia
e l’illusione di camminare ancora.
Il tempo palpitava nel cuore,
ma era un tempo monotono e vuoto,
presago di morte
della stessa anima mia.
Il pensiero cercava
nella memoria del passato
l’eco di una melodia,
che affidata al vento
rivestiva l’anima
di una fragranza misteriosa.
Una voce, amata voce,
mi chiamò e disse:
- Vieni, un angelo ti aspetta
per lenire il tuo dolore-.
In quell’ospedale stava lei.
Tra i suoi malati c’ero anch’io
con l’anima squarciata
dal dolore di una malattia
che spegne i canti della voce
e annienta le fiabe del passato.
Lei mi chiamò, mi guardò
e dall’uscio della sua anima,
insieme alla terapia
venne fuori il suo arcobaleno
fatto di consigli e di speranze.
-Può aspettare?- Ed io risposi: - Sì!-
Scomparve e quando tornò
stringeva in mano un bicchiere,
me lo avvicinò e disse:
- Beva e aspetti –
Ed io obbedii.
Mi indicò la lettiga.
E lì mi distesi e mi assopii.
Nel sogno l’anima incontrò
l’arcobaleno di quell’angelo
che l’aiutò a squarciare
la nera nube
del suo cielo.
Mi ridestai, lei era lì.
-Come si sente?-
- Meglio, grazie! –
Giù dalla lettiga
ricominciai a camminare,
insieme sorridevamo.
Fu lei che decise di aiutarmi!
Sono trascorsi due anni.
L’angelo che è in lei è guerriero,
invita i suoi malati
a lottare contro il male.
La vedi. Lei è là,
sempre uguale,
umile ma forte
come una quercia!
Si dà un gran da fare,
si muove nel quotidiano
tra assistenza ai malati,
congressi, tavole rotonde.
È propositiva, diritta, fiera, vigorosa!
E ancora un pomeriggio di primavera,
penso a lei,
non soltanto come medico,
adesso anche come amica,
e a poco a poco ridivento
la bambina di un tempo
quando correvo nei prati
per arricchirmi
in un abbraccio
di bianche margherite!
Preghiera
Salvatrice Giovanna Di Giovanni Enea
Palermo, 2009
O dolce Gesù,
balsamo dei nostri cuori,
volgi il tuo sguardo misericordioso
su di noi, poveri soffferenti,
che oggi, riuniti come petali
di un unico fiore,
ti ringraziamo del magnifico dono
di questa Chiesa.
Ti supplichiamo ardentemente
ché la tua divina sapienza illumini
la nostra limitata intelligenza
per la comprensione
del valore prezioso
delle nostre tribolazioni,
consumate nel tuo nome,
con umiltà e amore.
O Gesù, Dio infinito e buono,
trasforma le nostre lacrime
in perle, e fa' che i nostri occhi,
lavati e purificati,
possano deliziarsi nei tuoi,
rifugio d'amore
della nostra vita terrena.
Soltanto così il nostro pianto,
un giorno, potrà diventare canto.
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